Correre

 
N. 188 Novembre 1999

di ALMA BRUNETTO

SPORT E RIVINCITA

La medaglia dimenticata

  Ai Mondiali Siviglia ha vinto l' argento sui 100 metri ma i mass media italiani sembrano non essersene accorti. Eppure Maria Ligorio, cieca dall'età di un anno, è un personaggio con molto da dire.

  Ti abbiamo conosciuta ai recenti Mondiali di Siviglia. Raccontaci qualcosa di te.

«Sono nata a San Miche­le Salentino, in provincia di Brindisi, 29 anni fa e cieca a causa di un retinoblastoma all'età di un anno. Il mio ca­rattere forte e indipenden­te, qualcuno direbbe ostinato e spericolato, mi ha permes­so di affrontare prove che un non vedente di solito non so­stiene in modo autonomo, ba­sti pensare che, favorita dal­la tranquillità e dall'urbani­stica del mio paese, andavo a spasso da sola e in bicicletta sfruttando come punti di rife­rimento i miei compagni di gioco. Non ti dico lo stupore dei vicini di casa... Questo mio modo di essere indipen­dente di fronte alle difficoltà è maturato durante la mia permanenza all'istituto per ciechi di Assisi, dove alla scuola materna sono stata a contatto con coetanei vedenti. A 18 anni, dopo aver studia­to in varie regioni d'Italia, sono approdata a Roma, dove dal 1989 lavoro come centra­línísta presso la Federazio­ne Italiana Giuoco Calcio e dal 1993 felicemente sposata. A Roma, nonostante il caos metropolitano, mi muovo da sola, raggiungo con i mezzi pubblici il posto di lavoro o il campo d'atletica che si trova­no dalla parte opposta della città.»

  Come vivi il tuo rapporto con gli atleti-guida? Perché hai scelto la pista invece della strada?

«Il mio primo im­patto con la pista l'ho avuto quando studiavo a Città di Castello. L'I­stituto Beata Margheri­ta aveva un gruppo sportivo femminile per non vedenti e fui io la prima ragazza a frequentare i campi d'atleti­ca. Oggi corro per l'Associa­zione Sportiva Disabili Roma 2000 e mi alleno coi ragaz­zi dell'Atletica Campidoglio Palatino, società di normo­dotati, seguita dall'atleta‑gui­da Michele Gionfríddo e dal tecnico federale Monica Man­cinì.Una delle motivazioni che mi ha spinto verso l'atle­tica leggera è la possibilità di integrazione che permette a ciechi e normodotati di alle­narsìinsieme e gareggiare in competizioni comuni. Cer­to, il reperimento, di atleti­guida è una grande difficoltà. Ancora alle soglie del 2000, i ciechi fanno parte di quella minoranza di per­sone emarginate dall'infor­mazione, ignorati all'interno dei palazzi dove vengono for­mati sportivi e tecnici. Penso ad esempio all'Isef dove mol­ti allievi ignorano o non ven­gono correttamente informa­ti sullo sport praticato dai di­sabili. Per esperienza dico che il primo appoggio con le guide avviene grazie alla cu­riosità degli atleti vedenti nei confronti dello sport dei dìsabili, successivamente la mol­la che consente il passaggio alla guida di un atleta cieco è l'entusiasmo di condivide­re l' amore per lo sport. Il rap­porto con la guida è una ve­ra e propria simbiosi e la mia storia atletica annovera due sole guide al­le quali sono mol­to legata e ricono­scente. Dal 1990 al 1994 Salvatore Manganaro, che mi ha seguita mentre otte­nevo i miei primi suc­cessi e ha condiviso con me la gioia particolare del­la mia prima Paraolimpia­de a Barcellona nel 1992. Dal 1994 mi affianca Miche­le Gionfriddo con il quale ho raggiunto una perfet­ta intesa che mi consen­te di competere in totale sìcurezza.»

  Come ti alleni? La tua So­cietà che appog­gio ti offre?

«Solitamente mi alleno 5 volte alla settimana, il program­ma che svolgo è quello classico di un velocista cioè palestra, esercizì tecnici, ripe­tute in pista e così via.»

« Come ho già detto, dal 1998 corro con i colori del­l'Associazione Sportiva Di­sabili Roma 2000. Questa società è nata nel 1997 con l'intento di propagandare e promuovere lo sport dei disa­bili visivi, cura la mia imma­gine nei confronti degli orga­ni di informazione, mi offre un competente punto di riferimento e, per quanto possibile, contribuisce economicamente alla mia attività. La tranquil­lità dell'atleta è strettamente legata a quella societaria e alla fiducia riposta nei diri­genti.»

Veniamo alla tua avven­tura ai Mondiali di Siviglia dove hai corso i 100 metri in 12"81...

«È stata una partecipazio­ne che ricopre un'importan­za che va oltre la semplice competizione sportiva. Per la prima volta sono stati in­seriti nelle delegazioni uffi­ciali di 10 nazioni partecipan­ti 16 atleti non vedenti dei quali 3 del team italiano. Con il consenso della Iaaf, l'On­ce (l'Organizzazione dei cie­chi spagnoli, ndr) e l'Ibsa (la Federazione Internazionale dei ciechi sportivi, ndr), han­no fortemente voluto che ai Mondiali partecipassero atle­ti non vedenti, questo grazie alla popolarità che lo sport disabili visivi ricopre in ter­ra spagnola, dove i veloci­sti sono dei veri personaggi. L'atmosfera respirata a Si­viglia è stata quella delle grandi occasioni e la consa­pevolezza di farne parte ha aumentato l'emozione, l'en­tusiasmo e la voglia di fare che mi permetteranno, al­meno spero, di arrivare alle prossime Paraolimpiadi di Sydney 2000 con la massi­ma determinazione per migliorare le mie performan­ce nei 100, 200 e 400 metri. Ho nella mente e nelle gam­be la volontà e la forza per battere il 12"81 ottenuto in Spagna.»

Cosa ti ha insegnato Siviglia?

«Che se, a livello interna­zionale è stato dato il via a questo input finalizzato al­l'inserimento di competizio­ni per disabili visivi all'in­terno di manifestazioni di normodotati, in Italia si do­vrebbe cercare un'intesa tra la Fisd e le Federazioni che gestiscono e coordinano gli sport dei normodotati. In Spagna il movimento dei cie­chi sportivi che ruota attorno all'atletica leggera è in pie­no fermento grazie all'inte­grazione raggiunta che forni­sce agli atleti nuovi stimoli e obiettivi. Per questo c'è da ringraziare l'Once che nella penisola iberica rappresenta un vero e proprio colosso e­conomico con interessi in va­ri settori. A Siviglia '99 la delusione maggiore è giun­ta dall'atteggiamento assun­to dai mass media italiani che, di fronte alla mia me­daglia d'argento, hanno ste­so un velo di silenzio. L'inte­ro significato che si è voluto dare con questa partecipa­zione è durato il tempo del­la diretta televisiva che ci riguardava, dopo di che più nulla.»

Hai ragione, pensa che ho cercato tue notizie sui giornali sportivi e non ho trovato un minimo cenno alla gara. Glissiamo. Piut­tosto, parlami del tuo fu­turo.

«In considerazione della scarsa partecipazione di atleti e il livello tecnico di questi ultimi, i Campionati italiani non possono rappresentare un banco di prova particolar­mente importante, le mani­festazioni internazionali in­vece mi permettono di con­centrarmi al meglio. L'ap­puntamento più importante e atteso è sicuramente la Paraolimpiade di Sydney dove cercherò di arrivare al meglio della forma fisica e mentale. Poi non è detto che non partecipi a meeting in­ternazionali o manifestazioni open. Continuerò, per quanto possibile, a competere in ga­re provinciali e regionali or­ganizzate dalla Fidale dalla Uisp. Le mie aspettative per il futuro sono quelle perse­guite anche dalla mia società romana: che agli atleti disabi­li sia concesso il rispetto che meritano come uomini, don­ne ma soprattutto come spor­tivi, con obiettivi e voglia di vincere non meno degli altri; che l'integrazione sportiva esca dall'utopia ed entri a far parte della realtà; che le ma­nifestazioni in cui partecipa­no anche soggetti non vedenti non costituiscano l'evento o l'eccezione, ma la normalità di un'attività sportiva sana e competitiva; che i mass me­dia prestino la giusta atten­zione alle attività dei disabili fornendo la dovuta informazione con competenza, preci­sione e puntualità.»

Visto che non hai peli sulla lingua: qual è la reale differenza fra cieco e non vedente?

« Di frequente mi trovo a colloquiare con persone che evitano la parola "cieco" per paura che la stessa costituisca un'offesa. È vero che alcuni la ritengono poco carina ma utilizzando una locuzione alternativa non si cambia lo stato patologico del "non vedente‑. »

« Possiamo chiamare un coniglio "lapin" o un baccalà "stoccafisso" ma la fine che questi animali spesso fanno è di finire in padella con le patate. Morale della favola, invece di addolcire le parole indigeste con surrogati delicati dobbiamo imparare a convivere con la diversità trattando i soggetti disabili da pari a pari.»

I PODI DI MARIA

Ecco le principali medaglie di Maria Ligorio in gare internazionali.

Dublino 1993 (Europei): 1 argento (200 m) e 2 bronzi (100 e 400 m)

Valencia 1995 /Europei): 1 oro (100 m), 1 argento (200 m) e 1 bronzo (400 m)

Atlanta 1996 (Paraolimpiadi): 2 bronzi (200 e 400  m)

Riccione 1997 (Europei): 3 argenti (100, 200 e  400  m)

Madrid 1998 (Mondiali): 2 bronzi (100 e 200 m)

Siviglia 1999 (Mondiali): 1 argento (100 m)

 

Questi invece i suoi attuali record: 12”79 sui 100 m; 26"17 sui 200 m; 1'00"11 sui 400 m.

 

 

 
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