La medaglia dimenticata
Ai Mondiali Siviglia ha vinto l' argento sui
100 metri ma i mass media italiani sembrano non essersene accorti.
Eppure Maria Ligorio, cieca dall'età di un anno, è un personaggio con
molto da dire.
Ti abbiamo conosciuta ai recenti Mondiali di
Siviglia. Raccontaci qualcosa di te.
«Sono nata a San Michele Salentino, in provincia di
Brindisi, 29 anni fa e cieca a causa di un retinoblastoma all'età di un
anno. Il mio carattere forte e indipendente, qualcuno direbbe ostinato
e spericolato, mi ha permesso di affrontare prove che un non vedente di
solito non sostiene in modo autonomo, basti pensare che, favorita
dalla tranquillità e dall'urbanistica del mio paese, andavo a spasso
da sola e in bicicletta sfruttando come punti di riferimento i miei
compagni di gioco. Non ti dico lo stupore dei vicini di casa... Questo
mio modo di essere indipendente di fronte alle difficoltà è maturato
durante la mia permanenza all'istituto per ciechi di Assisi, dove alla
scuola materna sono stata a contatto con coetanei vedenti. A 18 anni,
dopo aver studiato in varie regioni d'Italia, sono approdata a Roma,
dove dal 1989 lavoro come centralínísta presso la Federazione Italiana
Giuoco Calcio e dal 1993 felicemente sposata. A Roma, nonostante il caos
metropolitano, mi muovo da sola, raggiungo con i mezzi pubblici il posto
di lavoro o il campo d'atletica che si trovano dalla parte opposta
della città.»
Come vivi il tuo rapporto con gli
atleti-guida? Perché hai scelto la pista invece
della strada?
«Il mio primo impatto con
la pista l'ho avuto quando studiavo a Città di Castello. L'Istituto
Beata Margherita aveva un gruppo sportivo femminile per non vedenti e
fui io la prima ragazza a frequentare i campi d'atletica. Oggi corro
per l'Associazione Sportiva Disabili Roma 2000 e mi alleno coi ragazzi
dell'Atletica Campidoglio Palatino, società di normodotati, seguita
dall'atleta‑guida Michele Gionfríddo e dal tecnico federale Monica
Mancinì.Una delle motivazioni che mi ha spinto verso l'atletica
leggera è la possibilità di integrazione che permette a ciechi e
normodotati di allenarsìinsieme e gareggiare in competizioni comuni.
Certo, il reperimento, di atletiguida è una grande difficoltà. Ancora
alle soglie del 2000, i ciechi fanno parte di quella minoranza di
persone emarginate dall'informazione, ignorati all'interno dei palazzi
dove vengono formati sportivi e tecnici. Penso ad esempio all'Isef dove
molti allievi ignorano o non vengono correttamente informati sullo
sport praticato dai disabili. Per esperienza dico che il primo appoggio
con le guide avviene grazie alla curiosità degli atleti vedenti nei
confronti dello sport dei dìsabili, successivamente la molla che
consente il passaggio alla guida di un atleta cieco è l'entusiasmo di
condividere l' amore per lo sport. Il rapporto con la guida è una
vera e propria simbiosi e la mia storia atletica annovera due sole
guide alle quali sono molto legata e riconoscente. Dal 1990 al 1994
Salvatore Manganaro, che mi ha seguita mentre ottenevo i miei primi
successi e ha condiviso con me la gioia particolare della mia prima
Paraolimpiade a Barcellona nel 1992. Dal 1994 mi affianca Michele
Gionfriddo con il quale ho raggiunto una perfetta intesa che mi
consente di competere in totale sìcurezza.»
Come ti alleni? La tua Società che appoggio ti offre?
«Solitamente mi alleno 5
volte alla settimana, il programma che svolgo è quello classico di un
velocista cioè palestra, esercizì tecnici, ripetute in pista e così
via.»
« Come ho già detto, dal
1998 corro con i colori dell'Associazione Sportiva Disabili Roma 2000.
Questa società è nata nel 1997 con l'intento di propagandare e
promuovere lo sport dei disabili visivi, cura la mia immagine nei
confronti degli organi di informazione, mi offre un competente punto di
riferimento e, per quanto possibile, contribuisce economicamente alla
mia attività. La tranquillità dell'atleta è strettamente legata a
quella societaria e alla fiducia riposta nei dirigenti.»
Veniamo alla tua avventura ai Mondiali di Siviglia dove hai corso i 100
metri in 12"81...
«È stata una
partecipazione che ricopre un'importanza che va oltre la semplice
competizione sportiva. Per la prima volta sono stati inseriti nelle
delegazioni ufficiali di 10 nazioni partecipanti 16 atleti non vedenti
dei quali 3 del team italiano. Con il consenso della Iaaf, l'Once
(l'Organizzazione dei ciechi spagnoli, ndr) e l'Ibsa (la Federazione
Internazionale dei ciechi sportivi, ndr), hanno fortemente voluto che
ai Mondiali partecipassero atleti non vedenti, questo grazie alla
popolarità che lo sport disabili visivi ricopre in terra spagnola, dove
i velocisti sono dei veri personaggi. L'atmosfera respirata a Siviglia
è stata quella delle grandi occasioni e la consapevolezza di farne
parte ha aumentato l'emozione, l'entusiasmo e la voglia di fare che mi
permetteranno, almeno spero, di arrivare alle prossime Paraolimpiadi di
Sydney 2000 con la massima determinazione per migliorare le mie
performance nei 100, 200 e 400 metri. Ho nella mente e nelle gambe la
volontà e la forza per battere il 12"81 ottenuto in Spagna.»
Cosa ti ha insegnato
Siviglia?
«Che se, a livello
internazionale è stato dato il via a questo input finalizzato all'inserimento
di competizioni per disabili visivi all'interno di manifestazioni di
normodotati, in Italia si dovrebbe cercare un'intesa tra la Fisd e le
Federazioni che gestiscono e coordinano gli sport dei normodotati. In
Spagna il movimento dei ciechi sportivi che ruota attorno all'atletica
leggera è in pieno fermento grazie all'integrazione raggiunta che
fornisce agli atleti nuovi stimoli e obiettivi. Per questo c'è da
ringraziare l'Once che nella penisola iberica rappresenta un vero e
proprio colosso economico con interessi in vari settori. A Siviglia
'99 la delusione maggiore è giunta dall'atteggiamento assunto dai mass
media italiani che, di fronte alla mia medaglia d'argento, hanno steso
un velo di silenzio. L'intero significato che si è voluto dare con
questa partecipazione è durato il tempo della diretta televisiva che
ci riguardava, dopo di che più nulla.»
Hai ragione, pensa che
ho cercato tue notizie sui giornali sportivi e non ho trovato un minimo
cenno alla gara. Glissiamo. Piuttosto, parlami del tuo futuro.
«In considerazione della
scarsa partecipazione di atleti e il livello tecnico di questi ultimi, i
Campionati italiani non possono rappresentare un banco di prova
particolarmente importante, le manifestazioni internazionali invece
mi permettono di concentrarmi al meglio. L'appuntamento più importante
e atteso è sicuramente la Paraolimpiade di Sydney dove cercherò di
arrivare al meglio della forma fisica e mentale. Poi non è detto che non
partecipi a meeting internazionali o manifestazioni open. Continuerò,
per quanto possibile, a competere in gare provinciali e regionali
organizzate dalla Fidale dalla Uisp. Le mie aspettative per il futuro
sono quelle perseguite anche dalla mia società romana: che agli atleti
disabili sia concesso il rispetto che meritano come uomini, donne ma
soprattutto come sportivi, con obiettivi e voglia di vincere non meno
degli altri; che l'integrazione sportiva esca dall'utopia ed entri a far
parte della realtà; che le manifestazioni in cui partecipano anche
soggetti non vedenti non costituiscano l'evento o l'eccezione, ma la
normalità di un'attività sportiva sana e competitiva; che i mass media
prestino la giusta attenzione alle attività dei disabili fornendo la
dovuta informazione con competenza, precisione e puntualità.»
Visto che non hai peli
sulla lingua: qual è la reale differenza fra cieco e non vedente?
« Di frequente mi trovo a
colloquiare con persone che evitano la parola "cieco" per paura che la
stessa costituisca un'offesa. È vero che alcuni la ritengono poco carina
ma utilizzando una locuzione alternativa non si cambia lo stato
patologico del "non vedente‑. »
« Possiamo chiamare un
coniglio "lapin" o un baccalà "stoccafisso" ma la fine che questi
animali spesso fanno è di finire in padella con le patate. Morale della
favola, invece di addolcire le parole indigeste con surrogati delicati
dobbiamo imparare a convivere con la diversità trattando i soggetti
disabili da
pari a pari.»
I PODI DI MARIA
Ecco le principali
medaglie di Maria Ligorio in gare internazionali.
Dublino 1993 (Europei): 1
argento (200 m) e 2 bronzi (100 e 400 m)
Valencia 1995 /Europei): 1
oro (100 m), 1 argento (200 m) e 1 bronzo (400 m)
Atlanta 1996
(Paraolimpiadi): 2 bronzi (200 e 400 m)
Riccione 1997 (Europei): 3
argenti (100, 200 e 400 m)
Madrid 1998 (Mondiali): 2
bronzi (100 e 200 m)
Siviglia 1999 (Mondiali):
1 argento (100 m)
Questi invece i suoi
attuali record: 12”79 sui 100 m; 26"17 sui 200 m; 1'00"11 sui 400 m.