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Giovedì 23 settembre 1999 |
Il positivo bilancio dell'anno azzurro
L’esempio della Ligorio per i disabili del 2000
La 29enne brindisina, argento sui 100 (categoria
ciechi) ai Mondiali
d'atletica di Siviglia, è il personaggio copertina di un movimento che,
malgrado tante difficoltà, sta acquisendo anche peso internazionale.
Le prospettive del presidente Fisd
Vernole verso la Paralimpiade 2000
ROMA - L'anno agonistico internazionale della
Federdisabili si concluderà sul Lungo Tago a Lisbona con i campionati
europei di maratona (27‑29 novembre). Protagonisti i ciechi sportivi che,
con una «guida» azzeccata, non hanno nulla da invidiare ai maratoneti
olimpici. L'organizzazione olimpica dell'attività dei disabili gestisce un
calendario vastissimo. Sul quale sembra proprio «non tramonti mai il
sole». Lo conferma con un sorriso lo stesso presidente Fisd Antonio Vernole.
Un insegnante di educazione fisica passato dal ruolo di tecnico a quello
di dirigente olimpico.
In verità, l'attività della Federdisabili, che ha il proprio coronamento
nelle Paralimpiadi (a Sydney dal 18 al 29 ottobre 2000), va suddivisa e
scremata. Senza voler far torto a nessuno. Ci sono attività del tempo
libero che convivono a fianco di discipline olimpiche o di sport di alto
livello. Alla Fisd sono tesserati atleti che, nonostante il loro specifico
problema fisico, potrebbero tranquillamente gareggiare su una pista, anche
in
bicicletta, oppure centrare un bersaglio, indossando a giusto titolo la
maglia azzurra.
Per converso, e lo stesso presidente Vernole è d'accordo,
la stessa Fisd annovera attività più vicine a quanto organizzano (o
dovrebbero organizzare) le associazioni (ex enti) della promozione
sportiva e/o del tempo libero. Mentre, in ciascuna delle federazioni
olimpiche potrebbe trovar posto una organica «sezione disabili».
Ovviamente, nelle discipline, dove sarebbe possibile. Guarda caso, con
lungimiranza, anche su questo tema Vernole è d'accordo.
«Sicuramente ‑ afferma il presidente Fisd ‑ fuori
dall'ambito degli addetti ai lavori, la nostra attività è poco conosciuta e
sale agli onori della cronaca, come "fenomeno", quando ci sono episodi come
quello del pattinatore down di Sassari che, giustamente, vuole gareggiare
come tutti gli altri. Eccolo qui, il primo segnale che dà la Fisd: non
trattateci come fenomeni da baraccone. Meritiamo rispetto. «Come avviene più
spesso all'estero ‑ aggiunge Ver‑nole‑. A Sydney, ad esempio, la
Paralimpiade avrà spazi, campi di gare pari a quelli dell'Olimpiade e
l'Australia si prepara a darle lo stesso risalto». Difatti, lo stesso
presidente della Fisd, nella sede dell'ambasciatore australiano Steele,
pochi giorni fa, studiava ammirato sia il Logo della Paralimpiade 2000, il
disegno della lucertola australiana Lizzie (uno degli animali australi più
resistenti), e il «depliant» che illustra ingressi, servizi e bus per vivere
o raggiungere gli impianti olimpici, a disposizione dei disabili.
«Certe cose, nonostante gli sforzi del Coni e le nostre
insistenze ‑ confessa Vernole ‑ noi ce le sogniamo. E' un problema
culturale. Non siamo gli Stati Uniti e neanche l'Australia. Neanche nel
medagliere, anche se la presenza azzurra nelle Paralimpiadi non è da
sottovalutare». Come dimostrano gli stessi dati estratti dal medagliere di
Atlanta '96, con 11 ori, 20 argenti e 14 bronzi, e da quello di Nagano '98:
3 ori, 4 argenti e 3 bronzi. Tant'è che, sulla spinta di una presenza
sportiva massiccia, anche Telecom Italia ha scoperto (universo dello sport
dei disabili e ne è diventata lo sponsor ufficiale.
Enumera con un certo orgoglio Vernole: «Le discipline
sportive della Fisd sono oltre 30 e comprendono sia sport individuali sia di
squadra. Attività praticate a seconda della tipologia di "disabilità":
handicap fisico, mentale e ciechi sportivi. Con, ad esempio, (atletica e gli
sport invernali, praticati in tutte le disabilità». La Fisd, come
federazione olimpica, è relativamente giovane: nata nel '90. E come recitano
le pubblicazioni a disposizione nella sede di via Gregorio VII a Roma:
«promuove e disciplina in esclusiva l'attività sportiva dei disabili e conta
su 15.000 tesserati e 500 società sportive».
Con estreme e (forse) comprensibili suscettibilità. Che
salgono di tono quando nelle pubblicazioni o nelle manifestazioni Coni la
presenza della Federdisabili viene relegata in un angolo o ignorata. Anche
se, in alcuni casi, l'attività Fisd viene un po' amplificata, quando per
alcuni appuntamenti si assegnano medaglie internazionali al termine di gare
con 3-4 partecipanti. Ma sono peccatucci veniali, rispetto, ad esempio, al
mancato abbattimento delle barriere architettoniche negli impianti
sportivi.
Chi sembra non avere alcun problema è una delle atlete
simbolo della Fisd. E' Maria Ligorio, 29enne velocista non vedente che ai
Mondiali di Siviglia ha vinto l'argento nei 100. La signora, brindisina di
nascita e romana di adozione e di matrimonio, è un'atleta piena di vita.
Tanto per cominciare anche il suo lavoro è
sportivo: centralinista Coni, distaccata alla Federcalcio. Guardandola
camminare spedita e sorridente, i colleghi mormorano ammirati: se salisse in
motorino e corresse via, nessuno si meraviglierebbe.
Maria fa qualche critica alla società nella quale viviamo:
«Finché non sono andata a studiare come centralinista, a Roma, nessuno mi
aveva detto che una cieca dalla nascita, come me, poteva correre
regolarmente». La velocità. Perché la signora Maria ama misurarsi sul filo
del decimo di secondo? «La mia vita è veloce. A 18 anni ho lasciato Brindisi
perché volevo lavorare. Poi l'incontro con la mia "guida" Michele
Gionfriddo mi ha portato fino alla pista di Siviglia. I diversi acciacchi
muscolari patiti e (anche) mio marito, mi consiglierebbero di smettere
l'attività. Ma siamo in vista di Sydney 2000. Fra un anno è in programma la
Paralimpiade. Non posso lasciare proprio adesso». A distanza, il presidente
Fisd Vernole sospira di sollievo e sorride. Fare a meno di un'atleta
medaglista, di questi tempi di rare vocazioni, non è augurabile in alcuna
disciplina.
Gianni Bondini
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Sabato 28 ottobre 2000 |
PARAOLIMPIADE -
Sydney un'altra giornata con gli azzurri alla ribalta
Il veterano, la testarda,
l'esordiente: è tris d'argento
D'Agostini, che vinse un
oro nella scherma già vent'anni fa, sale sul secondo gradino del podio nel
pentathlon - La Ligorio, pochi mezzi e tanta volontà, battuta solo da una
fenomenale brasiliana nei 200 - Mazzone, alla prima partecipazione, stupisce
nei 50 sl
SYDNEY - Una è per un
veterano, uno di quelli che hanno fatto la storia dello sport per
disabili. Un'altra è per una atleta che, con pochi mezzi e tanta volontà, è
insieme alle migliori del mondo da anni. Un'altra ancora è per un
esordiente, arrivato per la prima volta a una Paralimpiade e subito salito
sul podio. Sono le tre medaglie che hanno vestito d'argento gli azzurri in
un'altra bella giornata di questi Giochi australiani. E' venuto anche un
bronzo per Alvise De Vidi (ha vinto una medaglia in ognuna delle gare a cui
ha partecipato) nei 200 metri tetra.
II veterano è Paolo D'Agostini,
romano, tetraplegico, 49 anni, che ha raggiunto il secondo posto nel
pentathlon. Un'impresa straordinaria.
D'Agostini vinse la prima
medaglia a una Paralimpiade nel 1980, ad Arnhem, in Olanda, nella scherma.
Ora, a vent'anni di distanza, ha saputo ripetersi. Tetraplegico dopo un
tuffo in mare nel 1967, D'Agostini ha cominciato a fare sport cinque anni
dopo l'incidente e non ha più smesso.
Ha partecipato a ben sei
edizioni dei Giochi. Questa è la sua 44° medaglia internazionale. Ha lo
sport nel sangue. Prima il tennistavolo (trevolte campione mondiale), poi la
scherma (vittoria nel fioretto in Olanda), quindi l'atletica, dove comincia
benissimo con un oro nello slalom (allora specialità paralimpica) a Stoke
Mandeville, in Inghilterra.
Ma il sigillo australiano ha
un significato particolare, tanto da far recedere propositi di ritiro. «E'
la cosa più bella che ho fatto ‑ ha detto ‑. Mi sono allenato quasi tutti i
giorni per anni. A Barcellona e ad Atlanta non vinsi nulla. Con l'età che
ho volevo smettere, ma qui in Australia ho visto la partecipazione della
gente, la bellezza delle gare. Vado avanti, magari non quattro anni, ma
vado avanti. Ai Mondiali ci voglio arrivare, credo di poter migliorare, di
poter fare meglio di un argento»
Maria Ligorio, 30 anni, non
vedente nata a Brindisi ma romana d'adozione, è abbonata al secondo posto.
Prima a sbarrarle la strada c'era solo Purificacion Santamarta, spagnola, la
più grande di sempre nell'atletica. Ora a lei si è aggiunta anche la
brasiliana Adria Santos.
Nella finale dei 200 metri,
dove Maria e la sua guida Michele Gioffriddo hanno vinto l'argento,
entrambe avevano stabilito il record mondiale. Maria era giunta terza. Era
già contenta così, anche perché ha corso con un'infiltrazione per un dolore
muscolare. Poi, la squalifica per la spagnola e l'argento per l'azzurra
dietro alla Santos.
«Sono felice, ma adesso è ora
dì dire basta, è giusto dedicarsi alla famiglia, lo sport mi ha dato tanto
e continuerò a praticarlo senza lo stress della gara», ha detto. Ma Michele,
la sua guida, non ci crede molto. Ai Mondiali, probabilmente, sarà di
nuovo protagonista.
L'esordiente è Luca Mazzone,
29 anni, pugliese di Terlizzi (Bari), tetraplegico (anche per lui la causa
è stato un tuffo in mare a 19 anni), secondo dietro il fenomeno spagnolo
Oribe nei 50 metri sl. Si allena sino a sei volte la settimana, ma è solo
dal '97 che pratica il nuoto.
i suoi margini di
miglioramento sono ancora molto ampi: «Arrivare e vincere una medaglia è
un'esperienza straordinaria, ma credo di potermi migliorare. Finora mi sono
sempre allenato da solo, in piscine comunali, insieme a bambini e famiglie.
Ora spero di poter avere spazi adeguati per fare meglio».
Claudio Arrigoni
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