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Vincenzo fa il "cucchiaio" e Roma2000 fa i primi punti
Domenica 2 novembre 2003

Vincenzo fa il "cucchiaio" e Roma 2000 fa i primi punti

La passione per il calcio può spingere a supe­rare ogni ostacolo; anche fisico.

I ragazzi dell'associazione disabili Roma 2000, campioni italiani in carica di calcio a 5 per non vedenti, ne sono la dimostrazione.

La cecità non impedisce loro di scendere su un campo di calcetto, a inseguire

un pallo­ne. Senza paura di incorrere in brutte figure o di farsi male. Ieri pomeriggio, al campo Quar­to Miglio, hanno iniziato la nuova stagione agonistica, contro il Capua. In campo, prima della gara, seguono i rituali tipici di tutte le squadre. Si riscaldano, ascoltano gli ultimi consigli tattici dell'allenatore, si caricano a vicenda. Poi si infilano le mascherine; il regolamento lo esige, per impedire che i giocatori dotati di un minimo residuo di vista siano favoriti. Sugli spalti ci sono madri, mogli e figli, che fremono come se stesse per inizia­re una finale dei Mondiali.

Alle 16, agli ordini dell'arbitro Roberto Ciriello di Roma, si inizia. La partita è

subito combattuta. Le due squadre si accaniscono sul pallone sonoro il cui rumore, che dovreb­be aiutare gli atleti a intercettarlo, viene spes­so coperto dagli incitamenti degli spettatori (una cinquantina di persone). I ritmi sono alti la palla è sempre in gioco, perché non è previ­sto il fallo laterale. Al suo posto, speciali sponde sulle quali la sfera rimbalza come una trottola. I due portieri, gli unici giocatori privi di handicap ammessi in campo, danno continue indicazioni. La prima occasione è della Roma. Beppe, il numero 9, sfiora il palo con un destro teso. Ma il Capua, cinque mi­nuti dopo, impegna Sauro, il portiere giallo-rosso. In campo non si fanno complimenti I falli non mancano, le proteste neanche. I gio­catori hanno un ardore agonistico che certi miliardari di serie A ignorano.

Non mancano gesti tecnicamente prege­voli. Vincenzo, il 10 giallo-rosso, si esibisce in un paio di pallonetti. La Roma ha il controllo del gioco, ma il Capua in contropiede prende un palo. Nell'intervallo Luca, il giovane allenatore dei romani, catechizza i suoi. Si ripren­de, e dopo pochi minuti arriva il goal dei cam­pani. Salvatore raccoglie una palla vagante in area e realizza. La partita si infiamma. Il Ca­pua si arrocca in difesa, i romani giocano solo nella metà campo avversaria. I tecnici urlano consigli senza sosta, dagli spalti arriva persino qualche coro.

C'è un tale trambusto che l'arbitro deve rivolgersi alle due panchine e agli spettatori per chiedere maggiore calma. Quando mancano tre minuti alla fine, Vincenzo si inventa il pareggio con uno splendido tiro da centro campo. I compagni e l'allenatore lo sommergono di abbracci, sulla gradinata scoppia un  delirio da curva sud. La gara finisce così, con un pareggio giusto. Le due squadre si salutano, i parenti esausti riprendono colore. La prossima gara della Roma sarà tra 15 giorni, a Siracusa, a tanti chilometri di distanza  Ma per fermare questi ra­gazzi ci vuole ben altro.

Luca De Carolis

 

 
 

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